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La corsa delle Istituzioni italiane verso il mondo Fintech

“A breve sarà costituita una struttura di Banca d'Italia dedicata al fintech per comprendere il mercato e dare impulso e coordinamento alle attività nel settore”.

Con queste parole il Governatore Ignazio Visco ha annunciato, lo scorso 29 maggio, la prossima costituzione, all'interno di Banca d'Italia, di una struttura dedicata a compiti di impulso e coordinamento in materia di fintech, nonché di sorveglianza sulla filiera degli strumenti e dei servizi di pagamento al dettaglio.



Le dichiarazioni del Governatore, sono solo la tappa più recente di un progressivo interessamento delle sedi istituzionali e nazionali nei confronti del settore Fintech che promette di rivoluzionare le modalità di fruizione dei servizi bancari e finanziari tradizionali.

Si ricordi, inter alia, la proposta di legge n. 1673 del 13 marzo 2019, avente ad oggetto la “Istituzione del Comitato interministeriale per l’economia digitale nel settore bancario, finanziario e assicurativo nonché disposizioni in materia di esercizio delle funzioni regolatorie”, tuttora in fase di valutazione.


La Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), il 16 giugno 2020, ha pubblicato la sua “lettera al mercato” affermando che “sarebbe utile, anzi doveroso, costituire una Consulta pubblica, composta da studiosi e operatori dotati di conoscenze teoriche e professionali elevate, a cui affidare il compito di definire entro l’anno un documento operativo per dare vita a una nuova architettura istituzionale meglio capace di proteggere il risparmio e incanalarlo verso l’attività produttiva … Con l’occasione si dovrebbe incorporare nella proposta l’obiettivo di raggiungere la frontiera più avanzata della tecnologia, tenendo conto degli equilibri geopolitici che si vanno formando”.


In materia di Fintech si è pronunciata anche l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) che lo scorso 18 giugno, ha sottolineato il successo del Progetto Spunta, una iniziativa blockchain per l’automazione delle riconciliazioni interbancarie, annunciando la disponibilità delle banche italiane a partecipare alle sperimentazioni di Central Bank Digital Currency (CBDC) presso la Banca Centrale Europea (BCE).

È evidente, quindi, che anche il mondo istituzionale si sta muovendo verso il mondo Fintech.

Per quanto riguarda la Banca d’Italia, lo scopo della proposta è quello di “incentivare la crescita della cosiddetta «fintech» (...) e di stimolare i nuovi modelli di business emergenti, ma anche di adeguare le normative finanziarie al ritmo delle aziende più innovative”.


La Banca d’Italia ha, in realtà, risposto all’interesse manifestato da molte banche per lo sviluppo di nuovi modelli di business per entrare in una nuova tipologia di mercato completamente differente da quello tradizionale.

In effetti, la fruizione dei servizi bancari e finanziari è notevolmente cambiata negli ultimi anni, grazie all’avvento di soluzioni tecnologiche che consentono una più rapida ed efficiente gestione delle operazioni nonché una più immediata interazione dei cittadini con gli istituti depositari dei loro conti (si pensi, a titolo esemplificativo, ai servizi di internet banking, al trading online, e così via).


Già nel 2017, infatti, la Banca d’Italia ha lanciato un innovation hub, denominato Canale Fintech, allo scopo di favorire un dialogo ed offrire spunti chiarificatori per gli operatori che intendano accedere al mercato. Lo scopo è quello di stimolare l’attenzione alle soluzioni Fintech nel nostro Paese, dove gli investimenti nel settore sono ancora limitati.

L’interesse di Banca d’Italia per la tecnofinanza è confermato proprio dalla recente decisione di voler creare una struttura interamente dedicata al Fintech nella capitale economica del Paese, Milano.


Ancora una volta Banca d’Italia guarda al Fintech come fonte di innumerevoli vantaggi per lo sviluppo economico e tecnologico del nostro Paese.

“I nostri sforzi restano orientati a sostenere lo sviluppo di un’economia digitale diffusa e sicura, a dare supporto ai progetti innovativi promossi dal settore privato e ad assicurare che famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche ne traggano il massimo beneficio. Intendiamo valorizzare la principale piazza finanziaria del Paese, quella di Milano, quale centro di innovazione digitale di respiro europeo. In questa città verrà costituito un luogo dedicato alla sperimentazione, alla selezione dei contributi di esperti e società indipendenti, italiani e internazionali, alla collaborazione con le istituzioni e le università, al dialogo con gli operatori di mercato”.

Pare che in Italia qualcosa si stia muovendo, nel senso di riconoscere il ruolo strategico che l’innovazione tecnologica può giocare nella ripresa socio-economica post-Covid e la situazione emergenziale degli ultimi mesi è stato un giusto propulsore per rimarcare la necessità di innovazione del nostro Paese.


La creazione di una struttura interamente dedicata al Fintech potrebbe rappresentare l’occasione per avvicinare, ancor di più, imprese ed istituzioni al mondo della tecnofinanza, specie con riferimento alle possibilità offerte dalla Blockchain.


Che non sia l’occasione per incentivare lo stabilimento di una cryptovalley tutta italiana?