• Studio Legale Cappello

Prime riflessioni sul D.L. Rilancio: un ulteriore passo in avanti verso la digitalizzazione della PA

Il 19 maggio 2020 è stato pubblicato il Decreto Legge “Rilancio” che, come ampiamente riportato dalla stampa nazionale, contiene alcune delle misure che serviranno per fronteggiare, almeno dal punto di vista economico, gli effetti negativi del Covid.


Il Decreto Legge, nello stabilire gli strumenti necessari a fare ripartire la vita economica del Paese, prevede anche le modalità con cui tali strumenti dovranno essere posti in essere.

Infatti, proprio in ordine ai sistemi di applicazione degli strumenti legislativi, il Governo italiano fa un esplicito richiamo alla modalità “telematica”, parola quest’ultima che, nel Decreto Legge, viene ripetuta più di 31 volte.



Il legislatore, infatti, ha previsto che alcuni strumenti introdotti dal Decreto debbano essere applicati tramite modalità telematica. A conferma di quanto sopra detto, vengono di seguito riportati alcuni estratti del decreto: “per ottenere i contributi a fondo perduto i soggetti interessati possono inviare un’istanza esclusivamente in via telematica (art. 25); “i datori di lavoro inviano telematicamente la domanda con la lista dei beneficiari all'Inps per i trattamenti di integrazione salariale” (art. 71); “… i datori di lavoro del settore privato comunicano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in via telematica, i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile” (art. 90); “… un'apposita dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale dell'ente richiedente e dal responsabile finanziario del medesimo ente contenente l'elenco dei debiti da pagare con l'anticipazione … redatta utilizzando il modello generato dalla piattaforma elettronica per la gestione telematica” (art. 117); “i dati relativi all'opzione sono comunicati esclusivamente in via telematica secondo quanto disposto con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate” (art. 119).


La predetta elencazione non è assolutamente esaustiva in quanto l’utilizzo della modalità telematica è espressamente prevista anche per altre procedure indicate nel Decreto Legge nel quale, ovviamente, sono anche previsti fondi, in favore degli Enti, per il potenziamento della struttura di assistenza tecnica della piattaforma elettronica per la gestione telematica.


Ma cosa si intende per modalità telematica?

Non è la prima volta che il legislatore utilizza tale espressione in quanto, per il settore legale ad esempio, sono state già emanate numerose norme che sono servite a regolamentare le nuove procedure telematiche per il processo civile. Nonostante un uso ormai costante di tale espressione, il codice dell’amministrazione digitale non fornisce una esplicita definizione di “modalità telematica” anche se ne prevede espressamente l’utilizzo.


Ritornando al Decreto in esame, l’espressa previsione dell’utilizzo della modalità telematica, contenuta appunto nel D.L. Rilancio, ha il duplice fine di mantenere il distacco sociale (non sarà più consentito, o per lo meno sconsigliato, l’accesso ad alcuni pubblici uffici) e di velocizzare l’attività pubblica. Peraltro, nei casi espressamente previsti dal Decreto Legge, l’invio dell’istanza da parte del cittadino interessato non è neanche soggetta ad imposta di bollo (cfr. ad esempio art. 181), con la conseguenza che il legislatore italiano, non solo ha previsto, in alcuni casi, che l’invio di istanze e/o di comunicazioni debba avvenire esclusivamente in modalità telematica, per quanto tale invio è anche agevolato dalla circostanza che non si applica il bollo.


Ma allora tutto questo cosa vuol dire e, soprattutto, che effetti avrà?

Alcuni potrebbero ritenere assolutamente normale (quasi scontato) l’utilizzo della modalità telematica, anche alla luce della grave situazione economico-sanitaria in cui si è trovato il Paese, ma, a ben guardare, le norme contenute nel D.L. hanno risvolti, in chiave futuristica, ancora più determinanti.


Con il Decreto Legge Rilancio c’è stata, infatti, una ulteriore accelerazione in ordine all’ampliamento dell’utilizzo della modalità telematica e, di conseguenza, anche della digitalizzazione della P.A..


Lo Stato italiano, infatti, sta prendendo coscienza dal fatto che una rapida digitalizzazione del Paese ed, in particolare, della P.A. (in un’ottica di trasparenza, velocità di istruttoria del procedimento amministrativo e riduzione delle spese) è l’unica chiave per garantire il necessario distanziamento sociale, resosi necessario a causa del Covid-19, ma, anche e soprattutto, una rapida ripresa economica.

A tal proposito, non può non ricordarsi che l’Unione Europea già da anni ha lanciato l’iniziativa “Un’agenda digitale per l’Europa” con la quale si vuole ottenere una crescita sostenibile dell’economia basata sullo sviluppo del digitale e, per raggiungere tale risultato, è essenziale che si abbia uno sviluppo di servizi pubblici digitali sia nel settore pubblico che in quello privato.


Purtroppo, circa un anno addietro, secondo l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società del 2019, compilato dalla Commissione europea, l’Italia si trovava quasi in fondo alla classifica europea per la digitalizzazione. Il nostro Paese deve, ancora, recuperare il gap che aveva rispetto agli altri Stati Europei.

Tali Stati, infatti, contrariamente a quanto avvenuto in Italia, hanno mostrato da subito una notevole attenzione alla digitalizzazione e ciò ha permesso un maggiore sviluppo dell’economia digitale che è servita da volano per le piccole e medie imprese che rappresentano il vero motore del Paese in cui operano.


A margine dei diversi tempi con cui gli Stati europei hanno avviato il processo di digitalizzazione, una considerazione è d’obbligo. La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, infatti, costituisce un volano fondamentale per l’economia di un Paese, in quanto accelera i procedimenti amministrativi, riducendo gli inutili tempi e i costi di attesa per la conclusione degli iter amministrativi.

La digitalizzazione ha il merito di ridurre lo spazio tra pubblica amministrazione e consociato, rendendo possibile ed auspicabile un’amministrazione a misura di cittadino, anche per l’amministrazione italiana, notoriamente appesantita dalla burocrazia.